… segue Questa lettera la inviai anche a Radio Radicale, quelli che, come diceva Laura Arconti, «rispondono sempre!» ma dai quali non ho avuto ancora una volta il riscontro che, almeno questa volta, mi attendevo al punto da chiedermi se essere ‘mobbizzato’ dall’indifferenza generale sia una condizione esistenziale. Non che fossi contento di questa lettera, buttata nell’immediatezza, con la sua ambivalenza tra il rimprovero e l’accusa, ma certamente servì a farmi reagire e a spingermi ad uscire dallo stato depressivo che quel contatto fallimentare mi aveva ingenerato, inducendomi a riprendere il mio impegno per questo sito e a superare la mia indolenza. Di fatto dalla metà di gennaio, a causa di vari problemi connessi alla gestione del sito e alla sua visibilità, ho dovuto procedere, non senza difficoltà, alla sua revisione che troppo è andata a rilento per l’alternanza di altri problemi e la mancanza di continuità nell’accesso alla rete. Forse alla fine di gennaio o ai primi di febbraio, in un occasionale accesso alla mia casella di posta, vidi che una risposta della Laura Arconti c’era stata ma non aprii la mail in quanto, pensai allora, se fosse stata ‘positiva’ avrebbe fatto prima a telefonare dato che conosceva il mio numero; se negativa, non era il caso di aprirla perché mi avrebbe disturbato nel lavoro di revisione che stavo facendo e che già procedeva a rilento rispetto alla mia programmazione, magari deprimendomi di nuovo o distogliendomene con lo stimolo a risponderle. Solo alla fine di febbraio, quando la revisione era già in stato avanzato, mi decisi ad aprire la mia casella di posta, il cui rinvio cominciava a pesarmi, e lessi la seguente mail.
7 gennaio 2019 Egregio signore, prendo atto del suo giudizio nei miei confronti e comprendo benissimo il suo senso di irritazione per i comportamenti che lei mi attribuisce, che sarebbero odiosi, se fossero così come lei li descrive. Non la tedierò con pazienti precisazioni che non servirebbero affatto, visto il suo giudizio su di me, chiaramente espresso e sicuramente non modificabile. Le sue accuse non mi creano affatto quel “tormento”, che lei afferma di aver sperato infliggermi: anzi mi meraviglio che lei potesse credere in un mio “pentimento”, visto che mi giudica priva di coscienza e di umanità. Il mio comportamento, così come lei lo descrive, è tanto riprovevole che lei troverà certamente sollievo nel cancellarmi dai suoi contatti e dai suoi ricordi. Le auguro maggior fortuna con la prossima persona che lei prenderà di mira con la sua prosa elegante e severa. Laura Arconti
28 febbraio 2019 Ho letto solo in mattinata la sua risposta, inviatami il 7 gennaio in riscontro alla mia in pari data, e mi spiace che mi sia sfuggita, anche se, avendo avuto, dopo la telefonata che ne aveva dato occasione, piena contezza della sua indifferenza, mi sono risolto a riprendere mano al mio sito che avevo abbandonato nel mese di giugno dello scorso anno nella presunzione di potermi sentire sollevato da un tale onere in vista, e nella fiducia, di un sostegno esterno proveniente da parte “radicale”, come lei mi aveva fatto intendere. Devo comunque dirle che sono rimasto molto indeciso sulla opportunità di risponderle o meno ma mi accingo a farlo nel merito in quanto le cose “inutili”, proprio perché tali, meritano di essere rappresentate con maggior determinazione di quanto si fa normalmente con quelle “importanti” onde evitare che la loro “inutilità” possa essere il metro per stabilirne il valore. Se si fosse limitata a prendere atto di quanto da me evidenziato e, visto il suo volersi esentare da “pazienti precisazioni”, a tacere, non mi sarei comunque permesso di importunarla ancora come lei ha, invece, fatto con la sua inconsistente risposta. Non posso, tuttavia, accettare che lei voglia sottrarsi alla sua responsabilità di “essere umano” per un comportamento che lei stessa riconosce come “odioso” per poi trincerarsi in silenzio dietro il futile alibi di non volermi “tediare”! Ho commesso un solo errore, come lei mi fa giustamente notare, nel ritenerla capace di riflessione (lasci stare il pentimento!); il che le avrebbe dovuto far comprendere che sono una persona di mente aperta e di ampie visioni anche rispetto a chi non ne fosse meritevole; e non sarà certo lei a farmene demordere con il suo comportamento di spocchiosa indifferenza - di cui, in chiusura del suo riscontro, credendo di essere caustica, rende chiara evidenza - in quanto non è riuscita a privarmi della speranza ma solo di una illusione. Giovannantonio Macchiarola
Tutto qui! Come avrebbe detto Virgilio a Dante: « parole non ci appulcro », visto che, nascondendosi dietro la frase «comportamenti che lei mi attribuisce» se ne faceva salva e, per quanto li riconoscesse «odiosi», non se li imputava per assenza di obiezioni. Ma odiosi e colpevoli lo erano sebbene a saperlo eravamo solo io e lei; lei con la sua insolenza senza contrizione, io con la pena di non farmene ragione. Ma ero stanco e, di più, stufo di attendermi una qualsiasi attenzione per la mia battaglia da parte di chiunque e mi venivano in mente le parole dell’Ecclesiaste: «Maledetto l’uomo che confida in un altro uomo!» con l’aggiunta di quanto sia peggio confidare in una «donna» o… in una radio! Non potei, però, per quanto considerassi del tutto inutile la cosa, fare a meno di risponderle sebbene, questa volta, senza deprimermene.
sanseveropuntoit, 3 maggio 2019
L’ILLUSIONE DEI DIRITTI UMANI
Giovannantonio@aruba.it
Giovannantonio Macchiarola
ILLUSIONI PERDUTE
segue…
INDICE …Indietro Continua…