Coca-Cola da URP …segue Rimasi sorpreso, la mano raggelata nella tasca destra dove l'avevo affondata per cercare i miei spiccioli, indeciso se protestare per l'esoso prezzo dei miei vizi. "E va bene. Però mi sembra che il prezzo sia veramente gonfiato" dissi con aria conciliante e con una alzata di spalle che voleva significare che non volevo fare proprio una critica. Ne seguì un dialogo che non oso affermare sia esattamente quello che riporto di seguito, per quanto opportunamente virgolettato, ma certamente il senso è quello che si ebbe in quel caso. "Noi ci dobbiamo rifare delle spese". "Ma una Cola-Cola costa duemilasettecento, ottocento...", mostrando così la mia lunga esperienza, da affezionato consumatore di quella bibita. "Quella da un litro e mezzo. Ma questa è da due litri!". "E quella da due litri costa tremilacinque". "Ma noi dobbiamo rifarci delle spese!" "Va bene, d’accordo. Ma questo è esagerato. Il vostro guadagno c'è già nelle tremilacinque e aumentarlo ancora di millecinquecento lire mi sembra veramente esorbitante". Nel frattempo mi ero avvicinato, seguendo la signora che era andata vicino alla cassa, all'altro lato del banco dove deposi, come un obolo, la banconota da cinquemila sul piattino e, distratto dal mio gesto avventato, non posi attenzione alla risposta del pizzaiolo coi baffi. La signora porse verso di me il sacchetto di plastica con la bottiglia, infilò nel sacchetto lo scontrino e mi mise in mano tre sonanti monete da cinquecento lire. "Ma non ha detto che costava cinquemila?!" feci io mostrando le monete nel palmo aperto. "Oh, mi sono confusa" disse quella "perché pensavo alle tremilacinquecento lire". Fiero a quel punto della mia ingenua onestà mi permisi di dire: "... e non si commuove per niente..." ammiccando verso il signore coi baffi, con la mano ormai vuota che la signora si era affrettata a ripulire delle tre cinquecento lire sonanti. "Se lei fosse stato da questa parte," rimbeccò la signora "si sarebbe comportato allo stesso modo". Avevo nel frattempo già preso il sacchetto e non volli rispondere per le rime alla sottile accusa di disonestà che mi veniva elevata con quella ipotesi. Mi limitai a rispondere: "Io, sono stato onesto..." e ad allargare le braccia, sottintendendo tutto quello che i bottegai possono intendere solo se avessero orecchie per ascoltare. Mi avviai alla macchina col mio bottino tra le mani. Cinquemila lire una Coca-Cola! Speriamo che mia moglie non guardi lo scontrino. D'altronde, a quest'ora e di domenica... cercai di pensare, per consolarmi. Ma ero amareggiato. Che fare? La Finanza? Il 118? o era il 117? A quest'ora? Mah! I vizi si pagano! Eppure... Riavviai l'auto e feci manovra per riportarmi su Via Fortore e sul Viale Due Giugno. Va bene… ma domani vado all'URP, a protestare! 15 novembre 1997
Capitolo SESTO L’UFFICIO CHE NON C’ERA
La musica del sito sanseveropuntoit, 12 maggio 2023
Un racconto da URP!