O mente che scrivesti quel ch’io vidi qui si parrà la tua nobilitate. (Dante, Inferno, c. II, vv.8-9) Nell’accingermi a dar conto della mia vicenda con la testimonianza della mia impari lotta contro l’omologazione imperante che sembra pervadere in maniera assurda il mondo che vivo, mi rendo conto che sarei poco credibile se partissi da una tale visione fantascientifica, più consona ad una sceneggiatura cinematografica visionaria ma certamente non rappresentativa, ad un’occhiata superficiale, della realtà sociale e politica dei nostri giorni della nostra ( apparente ) modalità di viverci e di considerarci, singolarmente e in gruppi, nel nostro quotidiano e nei nostri rapporti civili. Potrei mai essere credibile se mi raccontassi come vittima non di una vicenda occasionale e localizzata ma di una ben più ampia congiura ordita a livelli più alti di sistema di cui “tutti” sono partecipi all’unisono e di cui io, restandone fuori, son divenuto vittima? E non potrebbe suscitare sospetti sulla mia credibilità se attribuissi ad un complotto kafkiano l’indifferenza assoluta in cui si è disperso ogni mio tentativo di dar diffusione e di provocare echi al mio estenuato grido di rabbia e di dolore? Posso aggiungere che quando ho avuto occasione di rappresentare la mia vicenda in una qualche amichevole conversazione, l’assoluta assurdità del mio racconto lasciava il mio ascoltatore del tutto sbalordito e, forse, con il sospetto che la mia esposizione fosse una fantasia o una stortura di fatti ben diversamente accaduti. Cosa disse, d’altronde, il dottore del reparto psichiatrico quando gli raccontai le circostanze del mio sequestro? “Ma vede che lei è delirante?” Ed io: “Delirante? Perché delirante?” E quello: “Perché solamente una mente delirante può pensare che io, un dottore, reputi credibile che una pubblica amministrazione possa fare una cosa simile ad un proprio dipendente! Sta di fatto che qualcuno, avvocato difensore dei rei o procuratore che fosse, ha chiesto l’assoluzione dei crimunali in quanto la loro azione non era finalizzata a nuocere il dipendente perché, se fosse stato questo il fine, il Comune avrebbe ben potuto agire sul piano amministrativo e legale senza dover ricorrere a un tale estremo. Ergo? L’amministrazione del Comune delle Bananas non avendo le ragioni né, tantomeno, la capacità intellettuale di poter agire in maniera legittima contro il Responsabile dell’Ufficio Relazioni con il pubblico, invece di ricorrere alla lupara o assoldare un Killer di professione , ha utilizzato tre squallidi e indegni funzionari (Balice Giorgio, Belmonte Silvana e Sacco Ciro), due medici disonesti e spergiuri (Croella Nicolino e Carafa Fernando) e la firma di un sindaco pusillanime e compromesso (Giuliani Giuliano) e, con il connivente e omertoso supporto della Procura di Foggia, ha raggiunto il suo scopo attuando l’assassinio morale, professionale, civile e sociale, della vittima designata, troppo intelligente da affrontare sul piano amministrativo e legale tanto da temere di non poterne uscire vittoriosa. Ma siamo in Italia e tra italiani! E chi, tra tanti pusillanimi, potrà sindacare o vituperare quello che accade in un Comune da Repubblica delle Banane? Occorre, allora, non perdersi in ulteriori illazioni e passare al racconto dei fatti anche se il loro articolarsi in ormai quindici anni fa correre il rischio di dover dilungarsi in troppe pagine nel voler dare piena cognizione di questa storia in una visione unitaria e complessiva utile a suscitare un giudizio di condanna sul degrado civile, politico e giudiziario in cui questo popolo imbelle, quando non vi è colluso, si vive assuefatto. In più, una ordinata e cronologica esposizione potrebbe risultare talmente prolissa da sfiancare il mio stesso impegno a farne il resoconto. Propongo, quindi, ai miei sette lettori decisi a procedere nella cognizione di questa vergognosa vicenda italiana, di immergersi in due momenti diversi del mio vissuto che potranno servire a riassumere in maniera generale e complessiva i termini e i fatti di questa persecuzione indefessa e capotica e a dar conto del complotto micidiale che mi ha escluso da qualsiasi tutela legale e costituzionale e da ogni solidarietà politica, sociale e morale. (*) Andiam che la via lunga ne sospigne. (Dante, Inferno, c. III, v. 22)
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La mia disillusione mi fa pensare che, analogamente a quanto accaduto alla lettera del Cavallotti, la denuncia documentata della tracotanza e della illegale condotta che verrà in questo sito rappresentata non possa avere altro valore che quello di mera documentazione senza alcuna attesa di poter incidere sul sistema di potere che si vuole condannare. Potrò, tuttavia, illudermi che, in quanti avranno la pazienza di leggerla e di considerarla, questa testimonianza possa suscitare alcune considerazioni sul potere politico e la sua capacità di ramificazione e connivenze da parte di organismi e istituzioni che dovrebbero controllarne l'esercizio, nonché sull'incidenza che un tale sistema ha nel tessuto sociale a detrimento della coscienza civile delle persone e a monito per chi non vi si mostri omertoso e/o ossequiente. Potrei pensare, infine, che, per estensione, la mia storia possa rappresentarsi come una parabola di tutti i casi di ingiustizia in cui il potere, tramite i propri tentacolari addentellati, nasconde, perverte, rinnega, aggiusta, modifica, ignora e insabbia l'accertamento della verità. Verità che non è solo un fine della Giustizia ma la sua stessa ragion d'essere in uno Stato fondato sui diritti della persona garantiti dalla Costituzione. Era questo lo spirito con cui faticosamente e dolorosamente mi ero accinto a presentare la mia prima denuncia contro il Segretario del Comune di San Severo, Balice Giorgio, e la Dirigente di Settore, Belmonte Silvana, in uno con il Comandante dei Vigili Urbani del Comune, Sacco Ciro, nonché contro due indegni spergiuri di Esculapio, i dottori ( ma si fa per dire ) Croella Nicolino e Carafa Fernando, coadiuvati dalla connivente ed ebete partecipazione del Sindaco del Comune, Giuliani Giuliano.
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(*) Queste pagine sono una rielaborazione grafica di contenuti già pubblicati nel 2017 .
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